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Avvistata una nuova rottamazione

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La partita della riscossione fiscale torna al centro del dibattito parlamentare. In sede di conversione del Decreto Legge n. 63/2026, la Commissione Finanze del Senato sta esaminando un pacchetto di sei emendamenti che potrebbe modificare in modo significativo il quadro delle definizioni agevolate attualmente in vigore, intervenendo sia sulla nuova rottamazione quinquies sia sulla precedente rottamazione quater.

Le proposte presentate puntano ad ampliare la platea dei contribuenti beneficiari, offrendo nuove opportunità di regolarizzazione per coloro che sono decaduti dai precedenti piani di pagamento o che risultano attualmente impegnati in rateizzazioni ordinarie.

Uno degli interventi più rilevanti riguarda l'estensione della rottamazione quinquies agli avvisi di accertamento esecutivi dell'Agenzia delle Entrate e agli avvisi di addebito INPS affidati all'Agente della riscossione entro il 31 dicembre 2025. L'obiettivo è ampliare il perimetro della definizione agevolata, oggi limitato a una categoria più ristretta di carichi, consentendo l'accesso ai benefici della sanatoria anche a debiti che, nella formulazione attuale, restano esclusi. 

Un secondo correttivo consentirebbe inoltre ai contribuenti che stanno regolarmente pagando una rateizzazione ordinaria di transitare verso la rottamazione quinquies, beneficiando così dello sgravio di sanzioni e interessi previsto dalla definizione agevolata.

Particolarmente attesa è la proposta di riaprire i termini per i contribuenti decaduti dalla rottamazione quater. L'emendamento in discussione consentirebbe a coloro che hanno perso i benefici della definizione agevolata entro il 31 dicembre 2025, a causa di omessi, tardivi o insufficienti versamenti, di presentare una nuova istanza entro il 31 luglio 2026. In caso di accoglimento, l'Agenzia delle Entrate-Riscossione dovrebbe elaborare un nuovo piano di pagamento entro il successivo 30 settembre.

Accanto a questa misura, è prevista anche una sorta di "sanatoria della sanatoria": le rate della rottamazione quater in scadenza tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 potrebbero essere considerate tempestivamente versate se pagate entro il 31 luglio 2026. Si tratta di una soluzione che mira a recuperare migliaia di contribuenti usciti dal perimetro della definizione agevolata per difficoltà temporanee di liquidità.

Tra le novità più innovative figura la proposta di introdurre una tutela rafforzata per i contribuenti che rispettano i piani di pagamento concordati con il Fisco. Secondo l'emendamento presentato, le somme depositate sui conti correnti bancari e postali dei soggetti in regola con rottamazioni o rateizzazioni non potrebbero essere oggetto di pignoramento da parte dell'Agente della riscossione. Lo stop riguarderebbe sia le procedure esecutive sia quelle cautelari, per tutta la durata del piano di rientro.

L'ultimo intervento riguarda i contribuenti decaduti dalle precedenti definizioni agevolate o da piani di dilazione ordinari entro il 30 novembre 2025. La proposta consentirebbe di estinguere il debito residuo mediante pagamento integrale entro il 31 luglio 2026 oppure attraverso una nuova rateizzazione fino a 120 rate mensili, pari a dieci anni. Pur senza prevedere l'abbattimento di sanzioni e interessi, la misura rappresenterebbe uno strumento di forte flessibilità finanziaria, finalizzato a favorire il recupero dei crediti erariali e, al contempo, a rendere sostenibile il rientro dei contribuenti in difficoltà.

Il pacchetto di emendamenti configura una strategia orientata ad ampliare gli strumenti di compliance fiscale, privilegiando il recupero graduale del gettito rispetto all'inasprimento delle procedure esecutive.

Resta tuttavia incerta la sorte delle proposte. Negli ultimi mesi analoghi tentativi di estensione delle definizioni agevolate si sono spesso scontrati con le perplessità del Ministero dell'Economia e delle Finanze, preoccupato per l'impatto finanziario delle misure e per il rischio di compromettere il principio di certezza delle scadenze fiscali.

Le prossime settimane saranno quindi decisive. Con la conversione del D.L. n. 63/2026 prevista entro il 29 giugno, il Parlamento sarà chiamato a scegliere se ampliare ulteriormente gli strumenti di pace fiscale o mantenere l'impianto attualmente vigente. Per contribuenti e professionisti, l'esito del confronto potrebbe determinare un significativo cambio di scenario nella gestione dei debiti affidati alla riscossione.

Meditate contribuenti, meditate.

 

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