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Matteo Renzi, leader di Italia Viva (IV), la sera di mercoledì 12 gennaio ha aperto la crisi di governo presentando le dimissioni delle sue due ministre: Teresa Bellanova, all'Agricoltura, Elena Bonetti, alle Pari opportunità, e di Ivan Scalfarotto, sottosegretario al Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. Dimissioni che, da parecchi mesi, erano nell'aria. Da quel pomeriggio di mercoledì 12 gennaio si è aperta una canèa di distinguo, "c'era da aspettarselo", si sapeva che " prima o dopo" sarebbe accaduto …! L'Italia si è addormentata e si è svegliata nella confusione più assoluta. E alla ricerca di un "capro espiatorio" da individuare in Matteo Renzi o nell'antagonista Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei ministri. E non solo l'Italia, ma anche le Istituzioni europee che dall'Italia aspettano progetti e risposte. Televisioni e giornali, pubblici e privati, ci hanno messo del proprio ad ingarbugliare la matassa. Ed hanno avuto gioco facile nel favorire lo schieramento, da una parte e dell'altra. Per non parlare, poi, dei costituzionalisti, che interrogano la Costituzione per puntualizzare alcune anomalie. Ma tutto sarà risolto entro martedì della prossima settimana. Il presidente del Consiglio Conte riferirà, sia in parlamento, sia in Senato dello stato della situazione. E in quel momento sapremo se ci sono spazi per andare avanti, o si continuerà a sventolare lo spauracchio delle elezioni anticipate. Tutto il resto, quasi come una forma di liberazione, è passato in secondo piano. Ma qual è il resto. Partiamo dal Covid 19 che tra prima e seconda ondata, sta mietendo vittime, che in Italia ha superato gli 80.000 decessi, dall'inizio dello scorso marzo ad oggi. Recrudescenza del virus che non sta risparmiando alcun Paese del mondo occidentale. Anche se, essendo iniziata la vaccinazione di massa, si spera, certo non nell'immediato, ma con il tempo, di poter ritornare alla normalità. Così come anche ci indica la storia dell'umanità.
Ed è questa una tragedia umanitaria che ha convinto le Istituzioni europee a mettere in campo risorse, e a condizioni, mai viste prima. Stiamo parlando del "Recovery Plan", i 209 miliardi di euro, parte in prestiti agevolati e parte in forma gratuita, per permettere una ripartenza dell'economia, della sanità, del lavoro, degli aiuti alle fasce deboli e debolissimi del nostro Paese. Ed è evidente la preoccupazione di Bruxelles, temendo un'eventuale compagine governativa capitana da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, sovranisti e antieuropeisti dichiarati. Senza voler entrare nei particolari della cronaca quotidiana, e al di là delle prese di posizione dei gruppi che si contendono la scena a forza di "slogan", credo valga la pena riflettere sulle cause che ci ha portato in questo vicolo cieco. L'attuale Parlamento, dal marzo 2018, ha conosciuto due governi. Il primo di centro destra, formato dal movimento 5Stelle e dalla Lega di Matteo Salvini. Avevano fatto il pieno di voti, tanto di aver permesso a solo due gruppi politici di dar vita ad un governo. Un'occasione che non si è mai verificata nella storia d'Italia dal secondo dopo guerra. Ma nel mese di agosto, grazie ad un eccessivo uso di mojto da parte di Matteo Salvini in una spiaggia romagnola, in solitudine, e senza ulteriori spiegazioni ai partner, mise in crisi il governo, reclamando i "poteri assoluti". Sappiamo come è andata a finire. Così nasce il sessantaseiesimo governo della Repubblica Italiana. Il governo Conte 2, in carica dal 5 settembre 2019, con il movimento 5Stelle, Il Partito democratico, il gruppo di sinistra Leu. Strada facendo, Matteo Renzi lascia Il Partito democratico e ne forma uno suo: Italia Viva, che attualmente i sondaggi danno al 2%. Italia Viva che, con le dimissioni dei suoi ministri, apre una crisi di cui, allo stato attuale nessuno è in grado di prevedere come andrà a finire. Un mio amico, qualche sera fa, mi ricordava che nei paesi del meridione, quando uno vuole parlare, con c'è luogo migliore che la sala del barbiere, dove tutti sanno tutto di tutti. Ed questa una metafora che calza benissimo all'Italia di oggi, dove si parla di forze di soccorso al governo Conte 2 da parte di gruppi "Responsabili" o "Costruttori" o chissà quanti altri! "Un grave errore di pochi che rischiamo di pagare in molti", l'ha definita il vicesegretario del PD Andrea Orlando. E pensiamo proprio che abbia ragione.
Se pensiamo al "Recovery Plan", alla quantità di risorse messe a disposizione, a tutti gli interventi che si possono fare, problemi che si possono risolvere, agli aiuti ai bisognosi veramente vien da chiedersi come si possa provocare una crisi governativa in un momento tanto delicato e tanto drammatico. Come si fa ad accusare un governo di aver fatto poco e male, certo anche sbagliando in alcune situazioni, con tutti gli interventi che sono stati messi in atto. E quelli che sono dietro l'angolo. Pensiamo al mondo del lavoro che reclama il blocco dei licenziamenti, che scade la fine del mese di marzo, o la fine della cassa di integrazione, anche ai giovani, alla loro formazione e al successivo inserimento nel mondo del lavoro; agli interventi sull'ambiente! Credo che bisogna tutti rieducarsi alla cultura della conoscenza, dell'ascolto e della responsabilità. Sono tre momenti imprescindibili della democrazia che: "…è sempre a rischi, poggia sempre su un equilibrio precario, può facilmente precipitare nell'autocraza, nella teocrazia, nella demagogia. Eppure risorge di continuo dalle sue ceneri perché rappresenta il solo sbocco possibile degli spiriti liberi e dell'aspirazione incomprimibile verso l'equità, il dialogo, la pace, l'esercizio di ciascuno e di tutti", come ci ammonisce Gustavo Zagrebelsky, in "Imparare democrazia", Einaudi editore. Una raccolta di saggi che induce ad una riflessione di diversi autori- che poggia su convinzioni maturate in lunghi anni di dedizione all'argomento, in cui vengono descritti significati e storia di un modello politico. Completa il volume una scelta di testi sul concetto di democrazia, significativi seppur non tutti canonici, di autori d'ogni tempo: Erodoto, Aristofane, Cicerone, Montesquieu, Tocqueville, Brecht, Orwell, Arendt, Bobbio e Carillo. Nella foto: Hanna Arendt, presente in questa raccolta, con il bellissimo saggio "Che cos'è la politica"?
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Rosario Antonio Rizzo
Dopo il conseguimento del diploma di insegnante di scuola elementare all’Istituto magistrale “Giuseppe Mazzini” di Vittoria, 1962, si reca in Svizzera, dove insegna, dal 1964 al 1975, in una scuola elementare del Canton Ticino.
Dal 1975 al 1999 insegna in una scuola media, sempre nel Canton Ticino e, in corso di insegnamento dal 1975 al 1977 presso l’Università di Pavia, acquisisce un titolo svizzero, “Maestro di scuola maggiore” per l’insegnamento alla scuola media. Vive tra Niscemi e il Canton Ticino. Ha collaborato a: “Libera Stampa”, quotidiano del Partito socialista ticinese; “Verifiche” bimensile ticinese di scuola cultura e società”; “Avvenire dei lavoratori”; “Storia della Svizzera per l’emigrazione”“Edilizia svizzera”. In Italia: “Critica sociale”; “Avanti”; Annali” del Centro Studi Feliciano Rossitto; “Pagine del Sud”; “Colapesce”; “Archivio Nisseno”.