Di Redazione su Venerdì, 29 Maggio 2026
Categoria: Istituzioni

Legge elettorale, Gurrieri: «Correzioni insufficienti, resta premierato mascherato che umilia i cittadini»

Il governo e la maggioranza hanno deciso di stringere i tempi sul disegno di legge elettorale in discussione alla Camera dei Deputati, noto come Stabilicum o Melonellum, fissando l'inizio della discussione in plenaria per il 26 giugno. Il disegno originario depositato alla fine di febbraio, primo firmatario Bignami, è stato adesso sostituito da un altro schema, che presenta alcune novità sul premio di maggioranza, l'accesso al premio, il ballottaggio. Sul punto abbiamo sentito Pietro Gurrieri, avvocato e saggista autore da ultimo de "Repubblica a chiamata diretta. Premierato e deriva plebiscitalia". 

D. Avvocato Gurrieri, il nuovo testo del ddl Bignami corregge davvero le criticità del precedente, come affermano autorevoli esponenti della maggioranza?

R. Corregge alcuni punti perché quei punti erano difficilmente sostenibili. L'eliminazione del ballottaggio, l'innalzamento della soglia di accesso al 42 per cento, la riduzione del tetto del premio e il coordinamento tra Camera e Senato sono la conferma della fondatezza delle critiche rivolte al primo testo. La domanda, dunque, non è se il testo sia stato corretto, ma se sia stato abbandonato il disegno che lo sorreggeva. E la risposta, a mio avviso, è negativa.

D. Quale disegno vede dietro il nuovo testo?

R. Lo stesso che attraversa il testo del disegno di legge di revisione costituzionale sul premierato presentato dalla destra come "la madre di tutte le riforme" e che adesso giace in una commissione parlamentare: spostare il baricentro della forma di governo dalla rappresentanza parlamentare verso l'esecutivo. La maggioranza aveva tentato di sovvertire la Costituzione, ma dopo la grande risposta del popolo del No al referendum sulla separazione della magistratura, è stata costretta ad abbandonare almeno temporaneamente il premierato per provare a conseguire gli stessi effetti surrettiziamente, mediante questo disegno di legge elettorale. La forma parlamentare resterebbe inscritta nella Costituzione, ma se si precostituisce la maggioranza, si indica il candidato premier e si organizza il premio attorno a quella indicazione, il funzionamento concreto del sistema verrebbe profondamente alterato.

D. Dunque Lei non valuta positivamente le correzioni introdotte?

R. Non le considero correzioni risolutive. Il testo non è identico al precedente ma ne mantiene la traiettoria. Da un lato si è provato ad attenuare le parti più esposte alla censura costituzionale, dall'altro si è conservato l'obiettivo di trasformare l'elezione parlamentare in una investitura politica del Governo. Una modifica, per così dire, del grado, non della direzione.

D. Perché parla di premierato mascherato?

R. Perchè il sistema è costruito per produrre una aspettativa politica equivalente ad una elezione diretta del Presidente del Consiglio dei Ministri. L'indicazione preventiva del candidato premier non è un elemento ornamentale: orienta il voto, condiziona il premio, struttura la coalizione e riduce lo spazio della mediazione parlamentare. Non si riscrive formalmente l'articolo 92 della Costituzione, ma si restringe materialmente il campo entro cui la norma dovrebbe operare. 

D. Il premio, però, è stato ridotto. Non basta a rendere il sistema più equilibrato?

R. No, perché la rappresentanza non si misura soltanto in termini aritmetici, come sbagliando pensano loro. Peraltro, il tetto è stato ridotto, ma se si guarda bene non si tratta di un tetto pienamente effettivo, perché restano fuori dal calcolo, oltre alla circoscrizione Estero, anche Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige. In questo modo si può comunque oltrepassare la soglia esibita come limite "di garanzia". Soprattutto, il problema non è solo quanti seggi si attribuiscano: è quale funzione si assegni al Parlamento.

D. In che senso?

R. Nella forma parlamentare le elezioni servono anzitutto a determinare la rappresentanza; dalla selezione della rappresentanza nasce poi la maggioranza politica. Ciò avviene in Italia, ma anche in molte altre democrazie, come Francia, Germania e Regno Unito. Con questo schema la sequenza tende a rovesciarsi: prima si costruisce la coalizione di governo, prima si indica il capo, prima si predispongono i candidati del premio, e poi il Parlamento viene chiamato a rispecchiare quell'assetto. Si tratta in definitiva di uno stravolgimento sottile ma profondo. Il Parlamento non viene soppresso, si accontentano di depotenziarlo, rendendolo derivato rispetto a un indirizzo politico già formato fuori da esso, e riducendo al contempo anche il ruolo del Presidente della Repubblica. In due parole, perdono il pelo ma non il vizio.

D. Lei ha criticato anche il doppio sistema di liste. Perché è un punto decisivo?

R. Perché aggrava una situazione italiana che è arrivata ai limiti: la separazione tra elettori ed eletti. Il testo conserva le liste bloccate della competizione proporzionale e aggiunge liste - se non ho capito male circoscrizionali - collegate al premio. Il cittadino non sceglie i propri rappresentanti, dato che questo schema finisce per segnare, sotto questo profilo, un arretramento perfino rispetto al Rosatellum, il che è tutto dire. Se questo scellerato disegno passasse, le cittadine e i cittadini italiani potranno solo ratificare composizioni decise dagli apparati. È la negazione esplicita di ogni residuo significato di sovranità popolare da parte di un sistema che rafforza ben oltre ogni ragionevole misura il potere di selezione delle oligarchie partitiche.

D. C'è poi il nodo di Trentino-Alto Adige e Valle d'Aosta.

R. Che è un nodo molto serio. Non riguarda soltanto la tecnica elettorale delle autonomie speciali. Se la giustificazione del premio è costituita dall'attribuzione di una quota supplementare di seggi alla coalizione risultata più votata sul piano nazionale, non si comprende perché una parte del territorio nazionale debba esserne escluso. In astratto, i voti espressi in quei territori potrebbero perfino incidere sull'individuazione del vincitore. Escluderli è l'ennesima incoerenza di questo sistema: significa creare una frattura tra voto, per così dire, rappresentativo e voto determinativo.

D. Qual è allora il giudizio complessivo?

R. Fortemente negativo. Il nuovo testo ha corretto ciò che appariva più difficilmente difendibile, ma non ha rinunciato alla logica di fondo: comprimere la rappresentanza per precostituire la governabilità, trasformare il Parlamento da luogo di formazione dell'indirizzo politico in sede di ratifica di una maggioranza già predisposta, perseguire per via elettorale ciò che con il premierato si era tentato di ottenere per via di revisione costituzionale. Un disegno nato come indecente e che rimane indecente. Dunque da respingere. In questo senso, mi sento di rivolgere un appello al popolo referendario che alla fine dello scorso marzo ha impedito l'attacco violento alla nostra Costituzione ad opera di una parte politica che quella Costituzione non ama. Questo popolo, il cui perimetro non coincide del tutto con le forze politiche dell'opposizione parlamentare, oggi è chiamato ad un nuovo protagonismo, ad entrare in campo con la forza delle proprie ragioni. Si tratta, anche in questo caso, di difendere il bene più grande, la nostra democrazia da un ceto politico che sta provando a modificare la forma di governo scelta dai Padri costituenti.