Di Redazione su Lunedì, 06 Aprile 2026
Categoria: Interventi e Opinioni

Esce Repubblica a chiamata diretta di Pietro Gurrieri, su premierato e stabilicum. Intervista all'Autore

Nel pieno del dibattito sulle riforme istituzionali, esce per Edizioni Bonanno il volume di Pietro Gurrieri Repubblica a chiamata diretta. Premierato e deriva plebiscitaria.
La copertina - una figura isolata su una scheda elettorale, inscritta nei colori della bandiera - restituisce immediatamente il nodo del libro: la possibile trasformazione della democrazia rappresentativa in una democrazia di investitura.
Prima monografia italiana dedicata al premierato, il lavoro intreccia analisi storica e comparata, ricostruzione del disegno di legge nella XIX legislatura e una critica sistemica dei suoi effetti. In appendice, l'indagine sulla legge elettorale cosiddetta "stabilicum" mostra come la trasformazione possa avanzare anche per via indiretta.
Quella che segue è la prima intervista all'Autore dopo l'uscita del volume: un confronto sul significato profondo di una riforma che eccede il proprio oggetto dichiarato. Grazie a Francesco La Rosa e all'Avv. Pietro Gurrieri.

FLR. Avvocato Gurrieri, lei arriva a questo libro dopo lavori su autonomia differenziata e riforma della giustizia. Che posto occupa Repubblica a chiamata diretta in questo percorso?

Gurrieri. Non è un lavoro isolato, ma il punto di arrivo di una riflessione unitaria sulla trasformazione della forma di Stato e di governo. L'autonomia differenziata incideva sulla dimensione territoriale, la riforma della giustizia sull'equilibrio tra poteri. Il premierato interviene sul cuore del sistema: il rapporto tra rappresentanza, indirizzo politico e investitura. Letti insieme, questi processi delineano una tendenza: lo spostamento da una democrazia parlamentare mediata a una democrazia di investitura diretta.

FLR. Il titolo è molto netto: "deriva plebiscitaria". Non è una forzatura?

Gurrieri. È una categoria, non uno slogan. Parlo di deriva plebiscitaria quando l'investitura tende a concentrarsi in un momento elettorale che assorbe e condiziona l'intero ciclo istituzionale. In quel caso, il Parlamento non è più il luogo in cui si forma l'indirizzo politico, ma il luogo in cui si ratifica un indirizzo già deciso. Non è un salto formale, ma uno slittamento funzionale.

FLR. La prima parte del libro è storica e comparata. Perché partire da lì?

Gurrieri. Perché il premierato non nasce oggi. È una linea carsica che attraversa tutta la storia costituzionale italiana, riemergendo in momenti di crisi del parlamentarismo. Senza genealogia si rischia di leggere la riforma come un'anomalia; con la genealogia si vede che è una risposta ricorrente a una stessa tensione: quella tra governabilità e rappresentanza.

FLR. E cosa emerge dal confronto con gli altri ordinamenti?

Gurrieri. Che l'investitura diretta del vertice dell'esecutivo non è mai neutra. Dove esiste, è inserita in architetture coerenti — presidenziali o semipresidenziali — dotate di contrappesi specifici. Il tentativo italiano è diverso: introdurre un elemento di investitura diretta dentro una forma parlamentare, senza ridefinirne integralmente gli equilibri. È qui che si generano le principali tensioni.

FLR. Veniamo al disegno di legge Meloni-Casellati. Qual è, a suo avviso, il punto più critico?

Gurrieri. Il tentativo di stabilizzare l'esecutivo attraverso un meccanismo di investitura che però non si accompagna a una ridefinizione altrettanto chiara dei poteri di garanzia. In particolare, il ruolo del Presidente della Repubblica e la gestione delle crisi risultano esposti a una torsione: formalmente restano invariati, ma sostanzialmente vengono compressi.

FLR. Lei parla di "critica di sistema". In che senso?

Gurrieri. Nel senso che non mi limito a valutare singole norme, ma considero gli effetti che producono nell'insieme dell'ordinamento. Una riforma può essere tecnicamente corretta nelle sue singole parti e tuttavia produrre, nel loro intreccio, uno squilibrio. Il diritto costituzionale vive di equilibri dinamici, non di clausole isolate.

FLR. Il suo libro dedica un'appendice alla legge elettorale cosiddetta "stabilicum". Perché?

Gurrieri. Perché oggi il vero terreno di trasformazione è lì, dato che dopo la batosta elettorale sulla giustizia, la riforma del premierato e come imbalsamata e non è neppure detto che completi le tre letture mancanti. Non a caso, il governo sta al momento insistendo sulla proposta di legge elettorale che è stata depositata il 26 febbraio scorso sia al Senato che alla Camera. La legge elettorale, però, non è certo un dispositivo neutro: può anticipare, accompagnare o sostituire una riforma costituzionale. Se introduce meccanismi di investitura, premi o ballottaggi, finisce per incidere sulla forma di governo senza modificarne formalmente la Costituzione. È una via indiretta, ma estremamente efficace.

FLR. Sta dicendo che il premierato può realizzarsi senza revisione costituzionale?

Gurrieri. Sto dicendo che alcuni suoi effetti possono surrettiziamente  essere raggiunti per altra via, tanto più quando quella corretta risulti inagibile o presenti costi anche di opportunità e potenziali troppo alti. È il punto più delicato: la trasformazione può avvenire per accumulo di interventi parziali, ciascuno dei quali, preso isolatamente, appare compatibile, ma che nel loro insieme ridefiniscono l'assetto.

FLR. Dopo la recente battuta d'arresto politica delle riforme costituzionali, questo libro non rischia di arrivare fuori tempo?

Gurrieri. Al contrario. Quando una riforma arretra, la riflessione si libera dalla contingenza e può essere valutata per ciò che è: una proposta di trasformazione dell'ordinamento. Se quella proposta riemergerà - e io credo che riemergerà, anche se, a breve termine, questo dipenderà dal destino politico di Giorgia Meloni, che non a caso l'ha definita "madre di tutte le riforme" - serviranno strumenti per leggerla. Questo libro prova a offrirli.

FLR. Se dovesse sintetizzare in una tesi il cuore del suo lavoro?

Gurrieri. Che la forma di governo può mutare senza dichiararlo, attraverso la combinazione di investitura elettorale e compressione delle sedi di mediazione. E che questo mutamento, se non è accompagnato da un adeguato sistema di contrappesi, rischia di stravolgere la Costituzione della Repubblica e soprattutto i suoi più alti e fondanti principi - quelli per intenderci non modificabili neppure con la procedura del 138 Cost. - e spostare l'equilibrio verso una logica plebiscitaria.

FLR. Una domanda finale: il suo è un libro "contro" o un libro "su"?

Gurrieri. È un libro che prende posizione, ma lo fa attraverso gli strumenti dell'analisi. Non mi interessa contrapporre un'opinione a un'altra, ma verificare se una proposta regge alla prova della coerenza sistemica. Se non regge, non è un problema politico: è un problema costituzionale.