Di Rosario Antonio Rizzo su Sabato, 16 Ottobre 2021
Categoria: Di Libri di altro

Massimo Recalcati “L’ora di Lezione" Un libro che ogni insegnante dovrebbe leggere

Un'ora di lezione può cambiare veramente la vita? Sì! E l'argomenta Massimo Recalcati con un testo illuminante, come tutti quelli che ha pubblicato finora. Da "L'uomo senza inconscio. Cosa resta del padre" al "Complesso di Telemaco" a "Le tentazioni del muro. Lezioni brevi per un lessico civile" fino ai più recenti: "Ritorno a Jean-Paul Sartre. Esistenza, infanzia e desiderio" e "Il grido di Giobbe", entrambi pubblicati quest'anno.

Massimo Recalcati, docente all'università di Pavia e all'IULM (Istituto universitario di lingue moderne) di Milano, è uno dei più noti psicanalista in Italia. Una fama meritatissima con una bibliografia interessantissima, con libri mirati all'informazione, e alla formazione, di problematiche psicanalitiche, e sociali, che interessano la sfera dei rapporti umani.

La settimana scorsa è uscita una ristampa per le edizioni del quotidiano "la Repubblica", di un libro già pubblicato dalla casa editrice Einaudi nel 2014: "L'ora di lezione". Una bellissima ed istruttiva lezione di scuola, e di vita, che interessa proprio l'autore e il gruppo di insegnanti, che ha avuto la fortuna, e la sfortuna, di incontrare durante la sua formazione scolastica. Ma, credo, tutto sommato, che ognuno di noi ha ricordi dolcissimi di qualche insegnante, mentre altri sono stati rimossi dalla nostra memoria. 

La storia si svolge in un Istituto scolastico degli anni Settanta in una delle tantissime periferie di Milano. Periferie abitate dagli immigrati del Meridione, con i loro dialetti, le loro povertà e le loro inquietudini. Tutti fattori che che predestinavano larghe fasce giovanili verso un incerto futuro.

Un'epoca caratterizzata dal consumo di droghe e dalla drammatica stagione del terrorismo. Droghe e terrorismo che causarono una strage di vittime innocenti.

Fin dalle scuole elementari, il "nostro" bambino si portava dietro il titolo di "bocciato" essendo stato costretto ad una ripetizione della seconda elementare.

Ora, bisogna premettere per una corretta contestualizzazione, che gli insegnanti difficilmente sceglievano di andare nelle scuole di queste disastrate periferie. E questo non solo nell'hinterland milanese. E se qualcuno ci andava fornito di buona volontà, ci voleva poco per farlo ricredere.

Il piccolo Massimo ricorda la sua prima bocciatura e il rifiuto della scuola: <<Ho in mente un ricordo preciso del mio rifiuto della Scuola. "Bambini, ditemi secondo voi perché il fuoco è bello?", chiese una volta la nostra maestra milanese. Rispondemmo  CIASCUNO con le proprie parole: "Perché è caldo", "è rosso", "d'inverno riscalda le case", "serve per cucinare per far bollire l'acqua", "a far addormentare i cow-boy nelle praterie" …! Nessuna risposta era quella giusta. La maestra con sguardo torvo e seccato ci rimproverò - "Stupidi!"- e poi soavemente ci svelò il segreto che a tutti noi sfuggiva: "Il fuoco è bello, - disse con aria saccente, - perché si muove!". La bellezza del fuoco non era nei suoi colori, nel suo brillare nella notte, nella sua memoria, nella sua storia antichissima, nel rendere possibile la convivialità del pasto, nel calore che ripara, nel suo rapporto profondo con l'uomo e con la parola>> (pag. 132). In queste parole, se riflettiamo bene, ci sono due modelli del far scuola. Quello dei bambini che riescono, nella loro semplicità, a dare una visione multipla del sapere, aperta, lirica, laica.. E l'altro della maestra che non concede spazi interpretativi diversi, anche se tutti concordanti, ma che confliggono con una regola fissa, che determina l'idea di una scuola chiusa e di un sapere determinato, senza altre interpretazioni possibili.

Ma, per fortuna, ci furono altri insegnanti che gli fecero scoprire la bellezza del sapere, leggendo libri di poesie, delle gesta eroiche di figure mitologiche e, quel bellissimo libro, "Il sergente della neve". "Ho ancora nel naso l'odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato…". Incontri che gli fecero capire che non è che fosse cambiato molto rispetto a prima "… ma l'incontro con la letteratura lo aveva reso per sempre diverso da prima". 

 Poi ci fu l'Incontro fatale con la professoressa Giulia che, con intelligenza e grandissima professionalità gli fece percepire nuovi orizzonti.

"La maestra che mi bocciò in seconda elementare non sapeva come si accende il fuoco. Tu sì. Lo sapevi bene, ma non lo spiegavi. Ti chinavi sulle parole, prendevi nelle mani i tuoi libri con una cura che li faceva diventare esseri viventi e da loro sapevi estrarre mondi. Lo facevi con una grazia femminile rara che si confondeva con la tua bellezza. Erano per noi momenti di pensiero e di scoperte uniche". […] Eppure con noi sapevi essere rigorosa ed esigente. Ci hai insegnato che il desiderio senza impegno è solo un capriccio e che l'insicurezza aumenta con il sapere e non viceversa, perché non c'è sapere che possa assorbire integralmente la vita, perché la ricerca autentica aumenta i dubbi senza avere mai la pretesa di risolverli. Ci hai insegnato che le parole portano con sé una potenza sconosciuta che eccede qualunque spiegazione e di cui bisogna imparare ad ver rispetto e saperne godere. C on dolcezza mi hai introdotto – giovane ribelle com'ero ogni forma di controllo – alla disciplina paziente e severa dello studio" (pag.140).

L'Autore affronta tutte le problematiche che vive la nostra società senza nascondere la loro complessità. Una complessità che VIENE, purtroppo, e costantemente banalizzata.

Massimo Recalcati è un Maestro della Parola. Nei suoi libri questa disciplina, riteniamo sia indispensabile in un'epoca, la nostra, in cui della parola si un fa uso indecifrabile sia nel linguaggio scritto sia in quello parlato.

E risultano un toccasana, libri come questi.